CaOr è il Cannonau di Sardegna DOC più fresco e beverino prodotto dall’azienda Quartomoro di Arborea: il cannonau di Oristano, per distinguerlo dal CNS della linea Memorie di Vite: da qui il nome.
Il cannonau è la cultivar a bacca rossa più diffusa nell’isola. Un vecchio pregiudizio induce a ritenerla uva atta ad ottenere esclusivamente vini potenti di alcool, strutturati e colorati, al punto da rasentare la pesantezza. È questo un concetto duro da estirparsi: è anzi vero spesso il contrario, e cioè che il cannonau non brilli per carica cromatica, e per quanto sia uva che si arricchisca di zucchero, attraverso vendemmie ragionate è possibile ottenere vini equilibrati e di grande piacevolezza.
Potremmo ritenerla invece una cultivar estremamente versatile, che risponde egregiamente alle differenze pedoclimatiche – cioè di suolo e di clima – e soprattutto alle pratiche culturali: e così, affianco a certi rossi mamoiadini da 16% di alcool e struttura importante, avremmo i rossi di Jerzu leggiadri e sempre eleganti, quelli di Serdiana di grande serbevolezza, quelli galluresi freschi e minerali.
Aspetti produttivi del CaOr
CaOr nasce da giovani vigneti allevati a controspalliera con potatura a guyot nelle campagne di Marrubiu, pochi chilometri a sud di Oristano, là dove la piana del Campidano inizia ad alzarsi trasformandosi progressivamente nei declivi del Monte Arci, il principale rilievo montoso del territorio, antico vulcano ormai spento la cui principale eredità è l’ossidiana, il vetro vulcanico che fece le fortune delle locali popolazioni preistoriche, i cui frammenti neri e lucidi sono disseminati lungo tutta la montagna.
La natura del suolo, argillosa e sabbiosa da disfacimento vulcanico, è tale da conferire ai vini qui prodotti grassezza e mineralità, freschezza ed eleganza. Le rese mai eccessive, inferiori agli ottanta quintali per ettaro, e la raccolta a perfetta maturazione delle uve, completano il quadro: i mosti che si ottengono dalle vendemmie sono zuccherini al punto giusto, ricchi della naturale ed indispensabile acidità e di buona sostanza, perfetti per la produzione di vini corroboranti.
Le uve quindi, una volta colte – normalmente intorno alla prima decade di Ottobre, il cannonau è cultivar tendenzialmente tardiva – sono rapidamente trasportate nei vicini locali di vinificazione e qui sottoposte a diraspatura e pigiatura, con inoculo di lieviti selezionati, macerazione di sette giorni con bagnatura del cappello e contemporanea fermentazione alcolica in contenitori di acciaio inox, a temperature inferiori ai 30° C. Una volta conclusa la fermentazione alcolica, CaOr matura in atmosfera riduttiva – cioè in contenitori di acciaio inox – per altri quattro mesi, al fine di stabilizzarsi ed incrementare la propria struttura.
La nostra analisi del vino
CaOr rifulge nel calice con il suo rosso rubino dai riflessi carminio, frutto della sua giovinezza: un colore luminoso al punto tale da permettere ai raggi di luce di attraversarlo, rendendolo cristallino. Aspetto tipico dei cannonau vinificati in purezza.
Il naso è fragrante di fiori e di frutta: le note varietali della fragola vanno a fondersi con quelle della ciliegia, si arricchiscono dei toni floreali della rosa e di quelli più speziati ed empireumatici, frutto del suolo, del pepe nero e della cenere.
In bocca CaOr è un rosso fresco e piacevole, dal sorso scorrevole e delicatamente morbido, il tannino che agile avvolge la mucosa felpandola delicatamente e la sapidità che si insinua prolungando la persistenza degli aromi fruttati.
Qualche suggerimento di abbinamento
Durante l’aperitivo, serviremo il nostro CaOr accompagnandolo con delle tartellette di pasta brisée ai funghi, con delle olive all’ascolana, con un tagliere di salsiccia, salame e coppa, con formaggi di media stagionatura come l’Asiago DOP o il Monte Veronese DOP.
A tavola, potremmo approfittare dell’occasione di una minestra di fagioli per stapparlo e servirlo; oppure le animelle di vitello scottate sulla griglia calda, squisito esempio di quinto quarto. O ancora, con le scaloppine di pollo ai funghi.













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